Invasione di pesci serra pescati a spinning

Rare immagini subacquee di un’ invasione di serra combattuta a spinning. Un video unico che racconta l’ epica battaglia della Gudoterror in un Lisert (provincia di Gorizia) letteralmente invaso da un’ orda famelica di predatori. Infine la miglior ricetta per cucinare un pesce serra al forno. Tutto questo in un video più unico che raro!

Battaglia a spinning contro un’ invasione di pesci serra.

Il pesce serra, nomade infestante che si muove in grandi banchi, è un avversario sportivo dalla dentatura possente capace di combattimenti epici con salti fuori dall’ acqua degni di un salmonide in risalita. Chi l’ ha incontrato sa che è capace di regalare forti  emozioni e combattimenti serrati.

Abbiamo girato questo video di pesca ai pesci serra a spinning assieme alla puntata dei “Pescatori della domenica”, andato in onda su Pesca TV (SKY can.236) dal titolo “Sopravvivere all’ effetto serra” e per chi non li avesse ancora visti vi anticipiamo che vedrete immagini inedite di banchi di serra famelici che inseguono artificiali in una frenesia unica e irripetibile.

Tutti sogniamo di avere la grande occasione in pesca, arrivare un giorno in uno spot e trovarlo invaso da pesci di taglia in frenesia alimentare. A volte succede, questa volta è toccato a noi.

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Parliamo del pesce serra.

E’ un pesce che vive prevalentemente in acque più centro/meridionali ma, con l’ alzarsi delle temperature, si inizia a incontrare anche qui nel Nord-Est Adriatico con più frequenza. L’ effetto “serra”, il riscaldamento globale, l’ innalzarsi inesorabile delle temperature hanno fatto sì che molte specie hanno iniziato la risalita e la conquista del Nord come in un’ epico Game of Thrones migratorio alla ricerca di nuove terre da depredare.

Scherzi a parte, in Friuli era già stato avvistato e pescato da qualche anno, ogni tanto si catturava qualche calamaro morsicato di netto, ogni tanto si recuperava qualche oratella tranciata a metà, ma nessuno aveva capito ancora di che numeri si stava parlando. Ma ve lo sveleremo tra poco, concentriamoci un attimo sul pesce. Forti mascelle armate di denti triangolari e taglienti come rasoi, una pinna caudale forte che gli conferisce potenti scatti. Non è un predatore, è una macchina da guerra. E’ un pesce pelagico e ci ha fatto strano trovarlo dentro il bacino del Lisert dove nonostante l’ acqua sia salmastra c’è una forte componente di acqua dolce derivante dalle risorgive del fiume Timavo.

Un predatore del genere non poteva non notare le grandi manovre migratorie invernali di cefali e microcefali dal mare verso il bacino interno e senza troppi indugi ha letteralmente invaso il Lisert per qualche giorno, facendo ribollire l’ acqua e divorando quantità incredibili di novellame, per poi sparire dopo pochi giorni. È un pesce nomade, non migratorio, si sposta in base al cibo che trova ed è una situazione normale scovare grossi banchi per un breve periodo di tempo e poi improvvisamente non trovarne più per anni.

Dove abbiamo girato il video e catturato i pesci serra?

Ci troviamo nel caro  buon vecchio Lisert. Canale artificiale alimentato dalle foci del Timavo  che sfocia nel Golfo di Trieste nei pressi di Monfalcone in provincia di Gorizia. È conosciuto per essere il paradiso del cefalo. È uno dei pochi posti redditizi catalogato come zona A in Friuli e quindi aperto tutto l’ anno alla pesca.

Dall’ autunno all’ inverno questo spot subisce una pressione di pesca non indifferente. Centinaia di pescatori da tutto il Friuli, Veneto e Slovenia vengono in questo posto per pescare il cefalo nel periodo in cui entra in massa dal mare per svernare. Le boghe e i cefali più grandi iniziano a migrare già sul finire dell’ estate, seguiti da atragani e cavastelli, alimentando numeri talmente importanti da giustificare la tratta del cefalo, che qui a Monfalcone, veniva praticata dai nostri nonni.

Con l’ arrivo dei primi veri freddi di dicembre anche i più ritardatari entrano in foce e molti sono finiti sulle tavole delle centinaia di persone al giorno che qui si possono incontrare per condividere giornate gloriose o cappotti sonori. A fine dicembre la pesca inizia a complicarsi parecchio. La bora non perdona, il freddo pungente penetra le ossa, le mani congelano e tenere in mano una canna diventa una sofferenza se non si viene giustamente ricompensati da un po’ di azione.

Ma la complicazione peggiore è data dall’ ultima invasione, quella dei microcefaletti, piccoli cefali di 5/10 cm in una quantità impressionante. Si muovono in banchi di migliaia di esemplari e divorano qualsiasi esca cada nell’ acqua impedendole di raggiungere il fondo e sperare in qualche cefalo di taglia, ma lo strato superficiale è loro predominio. Questo universo di novellame è inseguito e accerchiato da predatori di ogni tipo, branzini in primis talmente grassi e sazi che non collaborano volentieri con gli artificiali e, saltuariamente da qualche anno, i serra.

Serra a spinning

Come abbiamo pescato i serra nei nostri video? Con incredulità! Preparati per una mattina di pesca a fondo a mormore da tutt’ altra parte ci ha chiamato al telefono il nostro amico di pesca Matteo dicendoci di “correre immediatamente in Lisert perché è pieno di serra” (cito proprio testualmente la sua telefonata!)

Arrivati un po’ increduli e impreparati abbiamo cominciato a lanciare a spinning artificiali generosi da branzino, quello che avevamo. Abbiamo usato dei long jerk da 16/18/20 cm, lavoravamo gli artificiali recuperandoli a poco meno di un metro di profondità e vedevamo lampi, tanti lampi che ci seguivano fino al sotto riva. Io ho pescato principalmente con i long jerk mentre Sic ha alternato spesso dei lipless da 12 cm più bombati o dei wtd che agitava freneticamente a pelo d’ acqua.

Abbiamo pescato con canne da spinning da 2,5 metri. Io ho usato la nuova Dark Matter di Carson con grammatura 10-30, azione fast e Sic la sua amata Smith Dragonbait Seabass sempre ad azione fast di grammatura 7-40. Mulinelli taglia 2500/3000 con in bobina un trecciato da 25 libbre e un terminale in fluorocarbon dello 0,45. Abbiamo pescato con questo setup principalmente perché, non essendo preparati a questo pesce, non avevamo con noi i cavetti di acciaio. Pescavamo inoltre con artificiali molto lunghi, se parametrati alla taglia media dei serra presenti, e questo ci avrebbe aiutato in parte a tenere lontani i loro denti dal nostro terminale.

Certo qualche artificiale l’ abbiamo perso ma in quel momento, con il setup che avevamo, non potevamo fare di meglio. In realtà a parte un paio di Zonk e di Mommotti tristemente caduti in una lotta impari contro quei denti affilati, non è andata male se mettiamo in relazione il numero di vittime artificiali con il numero di esemplari salpati.

I primi lanci sono stati di studio, qualche colpetto di polso per vedere le reazioni ma niente di che, qualche attacco molto timido, qualche “beccata” ma niente di concreto. Era come se stessero studiando le nostre esche arrivando fino col muso ad annusare le ancorette senza sferrare l’ attacco. Esagero? Be’ giudicate voi dalle foto.

Il serra è un predatore che reagisce agli stimoli forti, infatti non appena cambiato stile di jerkata, molto più  lunga ed energica, recuperando con una certa frenesia l’ artificiale, la situazione è esplosa. Faceva un freddo cane, nessuno prendeva niente da giorni e il Lisert era deserto. Solo noi, qualche artificiale e un branco inferocito di serra.

E’ stata una pescata epica, ogni lancio era potenzialmente una cattura, dalle alte rive del Lisert vedevamo le mangiate in diretta sul pelo dell’ acqua con decine di pesci che attaccavano contemporaneamente da ogni parte. Molte ferrate a vuoto, perché invece di sentire la mangiata sulla lenza, guardavamo l’ artificiale sparire tra le loro fauci e ferravamo a vista. In frenesia i serra, in frenesia noi, sono sicuro che capirete.

Molte ferrate invece sono andate a buon fine. Decise e ben piazzate, ci hanno permesso di fare molte catture ma soprattutto qualcuna di taglia veramente interessante. Il divertimento è durato poco però, circa mezz’ ora. Mezz’ ora in cui è successo di tutto tra il sottoscritto, Sic, Enrico e Matteo, senza guadino, che salpavamo pesci dal mezzo kg al kilo e mezzo.

E poi tutto ad un tratto il nulla. Per ore. Li vedevamo, erano ancora lì, seguivano di nuovo svogliati i nostri artificiali, forse solo per fare un po’ di movimento e digerire la montagna di cefali di cui si sono nutriti mentre li pescavamo, stanchi e assonnati ma comunque sempre sull’ attenti. Poi dopo circa 3 ore, con il cambio della luce, al tramonto, di nuovo. Il Fuoco.

The day after

La prima giornata è passata veloce ma secondo voi, cosa potevamo fare noi, pescatori della domenica sapendo cosa c’ era in quelle acque? La mattina seguente ci siamo ovviamente trovati alle 6, prima dell’ alba, pronti e armati stavolta fino ai denti con cavetti di acciaio e finalmente un guadino.

Però si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e incredibilmente durante la notte la temperatura è scesa abbondantemente sotto lo zero creando un sottile strato di ghiaccio che ha ricoperto tutto il Lisert. Un evento molto raro. Tiravamo gli artificiali sul ghiaccio e vedevamo i serra sotto che li seguivano ugualmente. Sto esagerando direte voi? Guardate la puntata su Pesca TV !!!

Decisione drastica. Quattro bei lanci con la wolfcam e così abbiamo preso due piccioni con una fava, abbiamo rotto il ghiaccio e abbiamo filmato i serra che nonostante tutto inseguivano l’ artificiale che si trovava 30 cm sotto la telecamera.

Come cucinare il pesce serra al forno con le patate?

Il pesce serra è apprezzato in cucina anche se non rientra nei menù dei ristoranti più blasonati. Il prezzo ne è la prova e varia dai 5 ai 12€ al Kg. Di interesse culinario sono le sacche ovariche ricercate dagli amanti della bottarga. È un predatore, le sue carni sono saporite e sono un alimento sano e nutriente. Ricco di fosforo, potassio, vitamine e omega 3.

Prepariamo il pesce in una teglia da forno, incidendo la pelle con una lama affilata. A parte prepareremo i sapori: taglieremo un limone e un arancio a fette. Con vino bianco, olio, prezzemolo e aglio, prepareremo un pinzimonio a cui aggiungeremo dei pomodorini. Non possono mancare le patate tagliate secondo gusto a fette o a dadini.

Versiamo l’ emulsione sul serra e aggiungiamo un letto di patate e pomodori. Il tutto viene inserito in forno a cuocere a 180° per circa 50 minuti. Una volta che le sue carni saranno ben cotte daremo il giusto onore al nostro avversario affogandolo con un bianco friulano che può accompagnare solo.

 

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SKY: Pesca TV (can. 236)

 

AVVERTENZE:
Testo e foto: Alex Puntin
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